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Trama Uno Nessuno e Centomila?

Per favore mi potete fare una breve trama di uno nessuno e centomila? Non copiate da wikipedia o altro per favore. grazie

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Riassunto libro

È questa la storia di un personaggio che fa una scoperta simile a quella di Mattia, ma con un esito differente. Il protagonista è Vitangelo Mostarda, chiamato dalla moglie Gengè (il simbolo della maschera è presente qui anche nel soprannome).

Tutto parte quando Vitangelo è di fronte allo specchio e la moglie Dida gli fa notare che gli pende il naso a destra; così si “squarcia il teatrino”, si trova inserito nel gioco delle maschere. Scopre così di credere di essere uno, ma che in realtà quell’uno non c’è perché è nessuno e scopre anche di essere centomila, che sono gli sguardi con cui gli altri lo guardano.

Non riconosce più se stesso, né suoi amici, né la moglie, né la sua condizione.

La sua prima reazione è una sostanziale rabbia, però cerca anche di scagliarsi contro le maschere altrui e quindi il suo primo obiettivo è di distruggere le immagini che gli altri hanno di lui.

Vitangelo è il prototipo dell’inetto, non ha mai fatto nulla, vive di rendita perché il padre aveva una banca, che lui formalmente manda avanti, ma di cui se ne occupano la moglie e degli “amici” che sono i direttori e che se ne approfittano. Differentemente da Mattia finora s’era trovato bene in questa situazione.

Dopo il “fatto” pretenderebbe di mettere le mani in banca, non si accontenta più di un ruolo di paglia. Così per dimostrare di non essere un usuraio, e cioè per togliere una maschera, sfratta l’artista Marco Didio dalla catapecchia di sua proprietà, però poi gli regala un appartamento enorme.

Gli amici decidono così che è pazzo e cercano di interdirlo e levargli così la gestione della banca.

Pirandello, in riferimento a Marco Didio, getta ironia sulla sua arte mediocre, la quale è simbolo dell’arte contemporanea che è inutile e fittizia.

La società stringe una trappola nei confronti di Gengè: la moglie e gli amici cercano di interdirlo come pazzo, poiché la società va avanti con i propri stereotipi.

Nella prima parte il romanzo è quasi dissolto nella sua architettura (è anticipazione del romanzo novecentesco) poiché rappresenta il rovello interiore di Mattia.

Nella seconda parte il romanzo prende un’artificiosa costruzione narrativa: è una trama convulsa, con particolari non chiaribili sul piano logico. È questa la parodia del romanzo ottocentesco.

Entra poi in gioco la figura di Annarosa, un’amica della moglie; una donna scialba ed eterea, semplice e buona, ma è un’inetta. Lei aiuta Vitangelo, così lui le rovescia addosso le sue conclusioni della vita, perché sente il bisogno di autenticità. Così lei lo invita ad un convento di suore, dove si trova sua zia, perché in quel giorno ci dovrebbe andare il vescovo, che lo può aiutare a sconfiggere la moglie per la questione della banca.

C’è però un incidente: mentre lei parla con Vitangelo le sfugge la pistola dalla borsetta e si ferisce da un piede (è questo un particolare gratuito e incomprensibile, riportato con naturalezza; quello che nella narrativa novecentesca verrà chiamato “atto gratuito”). Per cui l’incontro con il vescovo non avviene, ma avverrà più tardi nel vescovado, dove il vescovo Monsignor Partanna si avvale dell’aiuto del canonico Sclepis, un uomo senza scrupoli, il quale propone una forma di mediazione: Vitangelo si impegna a versare soldi alla Chiesa e loro glieli fanno riavere. Inoltre Gengè deve costruire un ospizio per i poveri.

Pirandello dissolve l’edificio della Chiesa e corrode la fede e la chiesa come istituzione.

In seguito Vitangelo va a trovare Annarosa all’ospedale: si avvicina a baciarla perché improvvisamente sente rinascere in lui delle sensazioni di maschio; lei gli spara con la rivoltella che teneva sotto il cuscino.

Alla fine lui scagiona Annarosa e si presenta al tribunale vestito con la casacca degli uomini dello ospizio, dove finisce la sua vita; i giudici gli credono.Vitangelo troverà pace solo dopo essersi rivolto al vescovo Mons. Partanna, il quale gli consiglia di donare tutti i suoi beni ai poveri.

Moscarda finirà i suoi giorni in un ospizio per i poveri, fondato da lui stesso, paradossalmente più felice di prima, nel tentativo di liberarsi di quell’Uno e di quei Centomila, allo scopo di diventare, per tutti e per se stesso, Nessuno.

Nella conclusione Vitangelo ha sperimentato il vuoto e ha deciso di accettare la condizione di personaggio fuori: “vive non vivendo”, cerca di accettare di non essere nessuno, rifiutando anche il proprio nome, il suo ideale diviene abbandonarsi al flusso della vita.

spero vada bene ciaoo

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"Uno nessuno e centomila" è un romanzo di Pirandello (a mio giudizio non bellissimo), e parla di un uomo - Vitangelo Moscarda - a cui, svegliandosi alla mattina, la moglie fa notare di avere il naso non precisamente eguale da ambe le narici: e inizia a farsi venire le paranoie (la moglie di Pirandello era impazzita dopo aver perso la sua miniera di zolfo in Sicilia), e inizia a chiedere ai suoi amici se anche loro abbiano notato questa differenza nel suo naso e loro gli dicono un sacco di altri "difetti" che lui non aveva mai notato! Altre paranoie a valanga!

Moscarda si rende allora conto di non essere più lui, ma un altro, anzi, uno per ogni persona che incontra e per ogni azione che compie.

Vitangelo troverà pace solo dopo essersi rivolto al vescovo Mons. Partanna, il quale gli consiglia di donare tutti i suoi beni ai poveri. Finirà i suoi giorni in un ospizio per i poveri, fondato da lui stesso, paradossalmente più felice di prima, nel tentativo di liberarsi di quell’Uno e di quei Centomila, allo scopo di diventare, per tutti e per se stesso, Nessuno.

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